Biografia

Tutti dovrebbero studiare musica, ingentilisce l’anima

Riccardo Muti

Ciao a tutti, mi chiamo Paolo Robino, sono un pianista e sono siciliano.

Ho scelto un nome d’arte, Paul R. Cuddle. Perché direte voi se sono italiano? Quando ero ragazzo, in Sicilia, avevo un caro amico che mi chiamava Paul, era il mito del sogno americano, quello che ci faceva volare con la fantasia verso New York e i suoi locali così pieni di musica. E allora, quando ho deciso di darmi un nome d’arte, ho scelto di chiamarmi Paul. E poi è arrivato Cuddle, abbraccio, perché è quello che voglio fare con la mia musica, abbracciare il mondo. La R richiama il mio cognome vero.

Sono un pianista e mi sento cittadino del mondo: è sempre stato così.

Sono nato a Salemi un paese dell’entroterra siciliano vicino a Trapani da cui si vede, in lontananza, il mare in una famiglia di persone semplici, per cui il lavoro è sempre stato sinonimo di fatica dura, di fatica fisica e che pensava per i propri figli un futuro di lavoro, quello che è considerato lavoro vero. 

Immaginatevi quando, quindicenne, determinatissimo, ho detto ai miei genitori che volevo fare il pianista, seriamente e che volevo andare a studiare in Conservatorio. Non è stato facile ma li ho convinti e da lì è iniziato tutto: studiavo ore e ore su quel pianoforte e ho avuto la fortuna di avere alcuni dei migliori Maestri del tempo. Volevo diventare concertista di musica classica. 

E poi le cose non sempre vanno esattamente come sogni da bambino ma non importa perché io ho una grande fortuna, ho sempre lavorato con la musica, con la mia musica. 

A un certo punto la realtà in cui vivevo, che pur mi ha dato tanto, ha cominciato a starmi un po’ stretta. Avevo voglia di crearmi delle altre possibilità, di conoscere gente, di fare esperienze. E così, con molto coraggio e un pizzico di incoscienza, ho lasciato tutto e mi sono trasferito al nord. Il nord era Milano, la Milano cantata dai cantautori, Jannacci, Gaber, Vecchioni, la Milano multiculturale, caotica, con le sue luci e i suoi locali, la metropoli. 

Ed ecco che inizia la mia “seconda vita”: dal paese alla grande città. Sono anni intensi, pieni di esperienze e di incontri. Ho suonato nei locali più belli di Milano e del nord Italia, negli hotel di lusso, nei teatri come intrattenimento iniziale, durante mostre e cerimonie. Di sera suonavo e di giorno scrivevo musica.

La grande città è caotica, non permette mai di fermarsi ma è anche e soprattutto opportunità di incontri e nascita di collaborazioni. 

Ho incontrato e stretto amicizie importanti con tanti musicisti di alto profilo ma l’incontro che ha davvero cambiato la mia prospettiva professionale è stato quello con il Maestro Vince Tempera. Direttore d’orchestra, produttore, compositore uno di quei musicisti che hanno letteralmente fatto la storia della musica italiana e hanno lasciato un segno profonda anche a livello mondiale. 

Con Vince Tempera ho iniziato a lavorare gomito a gomito, seguendolo nella sua attività, osservando il suo modo di suonare, di scrivere e di relazionarsi con gli altri e poi producendo alcuni album con lui. Da lui ogni giorno imparo qualcosa e ogni giorno mi accorgo di crescere come musicista e come uomo perché faccio quello che ogni uomo dovrebbe fare, cerco. Come diceva Socrate “una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”: questo per me è essere un musicista. Continuare a cercare, a sperimentare, a imparare per continuare ad emozionarmi e a dare emozioni.

Ed ho cercato la musica in mezzo alla natura, nelle spiagge d’inverno oppure circondato dai boschi, per me è stata una fonte di ispirazione continua: la musica è rilassante, emozionale, ci porta a ripiegarci su noi stessi e ad ascoltarci, così come ascoltiamo il suono del vento tra gli alberi o della brezza marina all’alba. Quante volte l’abbiamo sentito e quante volte l’abbiamo davvero ascoltato? Ho fatto questa scelta: i suoni della città mi stavano allontanando da me stesso, da chi sono davvero, non mi permettevano più di ascoltarmi e di guardarmi dentro. Nella natura mi sono ritrovato, ho ritrovato la parte migliore di me, quella più gentile. La musica, in questo caso la mia musica, mi ha fatto guarire dalle negatività che si nascondevano dentro, mi ha dato una nuova energia, una nuova vita.